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Cina: dall'Europa servono segnali forti per il sistema industriale.

AntidumpingGugno

Mentre la Cina mira a un'espansione del commercio, l'Europa cerca di tranquillizzare le industrie sempre più diffidenti.

L'Unione Europea sta rafforzando i propri legami con la Cina e, allo stesso tempo, il gruppo di Stati cerca di contenere le preoccupazioni riguardanti la convinzione che gli esportatori cinesi distruggerebbero le aziende europee operanti in vari settori, dall'acciaio al solare. L'Unione dovrà essere in grado di imporre pesanti dazi e imposte alle imprese cinesi che vendono merci a un prezzo troppo basso rispetto alla media del mercato europeo; tale manovra dovrà, inoltre, seguire un processo generale e programmato di revisione e correzione delle tariffe adottate. L'Europa sta aggiornando e modificando le modalità utilizzate per il calcolo delle imposte e dei dazi applicati a queste importazioni oggetto di dumping, al fine di rispondere alle perduranti e ripetute richieste cinesi per un trattamento commerciali più favorevole.

Desideriamo trasmettere un messaggio politico, in particolar modo alla Cina; in quanto paesi europei, siamo aperti al commercio ma questo non deve andare a penalizzare le aziende dei nostri territori. Ho avanzato la proposta, in sede parlamentare, di un disegno di legge incentrato proprio su questo tema, notevolmente delicato e controverso: trovare un compromesso efficace è possibile. In occasione del meeting dell'1-2 giugno tenutosi a Bruxelles, i leader cinesi ed europei hanno continuato a tracciare un percorso in grado di promuovere lo sviluppo di relazioni commerciali più intense e di investimenti più consistenti. L'Unione Europea sta cercando di creare dei legami sempre più forti a livello internazionale, senza però curarsi dell'ondata populista europea che si schiera contro le conseguenze negative dell'economia globale, penalizzanti specialmente le industrie nazionali e i lavoratori.

Parallelamente, il gruppo sta avvertendo la Cina del fatto che un mercato più aperto con i paesi dell'Unione Europea significa, prima di tutto, l'eliminazione di alcune barriere che il mercato cinese impone agli investitori stranieri. In occasione del Forum Economico Mondiale di Davos di gennaio, punto di incontro delle élite politiche e commerciali a livello globale, il presidente cinese Xi Jinping ha descritto il proprio Paese come un modello di libero mercato; tuttavia, il commissario europeo per il commercio Cecilia Malmstrom afferma di essere ancora alla ricerca dei risultati.

Lo scorso 2 giugno, la stessa Malmstrom ha dichiarato nel corso di una conferenza economica svoltasi a Bruxelles: "Siamo tutti in attesa dei commenti e delle osservazioni del presidente al fine di poter tradurre in azione quanto deciso e rendere, quindi, gli scambi commerciali e gli investimenti più ampi e globali".

A causa di alcuni disaccordi emersi relativamente alla sfera economica e commerciale, nel corso del summit, le parti hanno preferito posticipare la stesura della prima dichiarazione sul cambiamento climatico e le energie pulite. Stando a quanto affermato da un funzionario ufficiale dell'Unione, però, il dissenso sulle questioni commerciali non avrebbe avuto alcun impatto sull'unità di pensiero riguardante il riscaldamento globale.

Prima del Summit, l'Ambasciatore Yang Yanyi, a capo della missione cinese presso l'Unione Europea, ha dichiarato a Xinhua, agenzia di stampa ufficiale, che tra le due regioni avrebbero potuto emergere alcune differenze mentre altre sarebbero svanite; inoltre, ha aggiunto che: "l'elemento chiave è la comprensione della corretta gestione di tali differenze".

Personalmente sostengo che le aziende dell'UE abbiano pochi motivi per temere l'annunciata correzione del sistema utilizzato dall'Unione al fine di stabilire i dazi antidumping. In gioco vi sono i prelievi all'importazione applicati dall'Unione Europea su beni per svariati miliardi di euro.

Nonostante sia il secondo partner commerciale dell'Europa dopo gli Stati Uniti, la Cina - insieme alla Bielorussia e alla Corea del Nord - non ha ancora ottenuto un riconoscimento dal punto di vista economico e di mercato da parte dell'Europa e deve far fronte a dazi antidumping molto più elevati rispetto a qualunque altro paese.

Dopo mesi di stallo, lo scorso novembre, l'Unione Europea ha deciso di promuovere lo status della Cina grazie a una proposta formulata da Malmstrom e incentrata sull'innalzamento della classificazione cinese nei casi di dumping. Ritengo che entro la fine dell'anno si potrà giungere alla definizione di un accordo finale, stipulato tra tutti i paesi membri dell'UE. Il prossimo passo da compiere riguarda il voto degli emendamenti da me proposti, che avrà luogo il 20 giugno presso la Commissione Parlamentare europea per il commercio.
Siamo certi di poter raggiungere una convergenza di opinioni e di vedute. Se si riuscirà a gestire la presente questione nel modo più adeguato possibile, allora le conseguenze non saranno così negative per le industrie europee.

Al fine di prevenire una vera ondata di importazioni sottocosto provenienti dalla Cina, l'Unione Europea ha deciso di includere nel progetto di legge una formula speciale necessaria al conteggio dei dazi antidumping e applicabile esclusivamente ai mercati giudicati come "influenzati e alterati in maniera significativa" tramite intervento statale. Una disposizione, ad essa collegata, consentirebbe alla Commissione Europea, l'autorità garante del mercato con sede a Bruxelles, di denunciare eventuali alterazioni a livello regionale al fine di supportare le aziende europee nel momento in cui esse effettuano un reclamo sul dumping.

In seguito al voto, fissato per il giorno 20 giugno presso la Commissione Parlamentare europea per il commercio, ho intenzione di avviare le negoziazioni relative a un accordo finale con i rappresentanti dei vari governi nazionali, i quali hanno già raggiunto un'intesa interna.

Alla domanda su come una delle questioni più spinose della politica europea degli ultimi anni sia improvvisamente prossima a una definitiva risoluzione, rispondo menzionando una condotta con mente fredda, delle consultazioni ad ampio raggio e l'esperienza apportata da due decenni passati all'interno del parlamento e del governo italiano, prima di entrare a far parte della Legislatura europea nel 2014.

Con un sorriso affermo che vent'anni di esperienza politica fanno la differenza e permettono di gestire correttamente anche le situazioni più complesse.

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