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L'Europa e l'Italia che vorrei

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A Perugia, per una grande occasione di confronto sul futuro dell'Europa, in un metting che mi ha visto accanto ai più importanti esponenti dell'area moderata nazionale: il vicepresidente vicario del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, i colleghi Renato Brunetta e Raffaele Fitto. Una tavola rotonda che mi ha visto partecipe di un dibattito sui principali temi economici del momento, per riflettere su un progetto di rilancio del nostro Paese nel contesto europeo.

In questi anni, l'Italia ha attraversato una costante riduzione dei consumi, derivante da una perdita incisiva del potere di acquisto delle famiglie, una flessione dalla quale, ne è scaturita una forte compressione dei risparmi e una conseguente riduzione degli investimenti. Fattori, questi, che hanno imposto una diffusa incertezza del settore privato. Assistiamo, infatti, ad una preoccupante mancanza di liquidità che frena gli assi di crescita, di produttività, e di propensione alla spesa di imprese e consumatori. Una filiera negativa che crea paralisi e blocco del sistema.

Occorre allora restituire slancio alle nostre economie riaffidando centralità alle nostre medio piccole imprese, favorendo un processo di apertura e di internazionalizzazione dei mercati che ad oggi rappresenta il vero sbocco per compensare il deficit della domanda interna. Ci sono mali contro i quali bisogna agire, e con incisività. Se é vero che per l'apertura di un'impresa il nostro Paese può garantire tempi bassi, restano troppo alti tuttavia i costi dell'intero iter. Più 50per cento rispetto alla Germania. Più del triplo rispetto ai costi previsti in Spagna.

Non solo. Dobbiamo riscrivere una riforma della giustizia capace di offrire un sistema di regole certe per un sistema di imprese fra i più forti e diffusi in tutta Europa: 4,4 milioni di aziende, 17 milioni di adetti, 64 imprese ogni 1000 abitanti. Numeri sui quali, il riflesso delle micro-realtà imprenditoriali occupa una percentuale pari al 99per cento, ovvero 2/3 dell'occupazione complessiva.

É evidente allora che è necessaria una politica di difesa del sistema d'impresa. Agendo su misure importanti come, su tutte, la smantellazione di Equitalia, e migliori condizioni di accesso al credito. Bisogna dire basta a riforme del lavoro che non supportino le imprese, servono invece interventi di rafforzamento dell'export e maggior sostegno alle nostre imprese attraverso un netto alleggerimento burocratico. Dobbiamo riaffermare un'economia imperniata su giovani e famiglia, su formazione e istruzione, su innovazione e ricerca. Obiettivi che il governo nazionale deve riportare al centro del suo agire esecutivo, per un Paese capace di ripartire nel segno della modernità e della crescita.

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